L’eiaculazione precoce è una forma di disagio abbastanza “recente”; non che prima non esistesse, semplicemente non diveniva oggetto di studio perché non veniva percepita soggettivamente come una difficoltà che potesse limitare l’espressione della sessualità maschile e la vita della coppia.

Addirittura, in passato,  in determinati ambienti culturali del nostro paese, era occasione di vanto, e manifestazione di virilità, il riuscire a raggiungere con estrema rapidità l’orgasmo.
Il cambiamento di approccio rispetto all’eiaculazione precoce si è iniziato a registrare con quell’insieme di cambiamenti sociali che hanno portato ad una maggiore emancipazione psicologica e sociale della donna, portando l’uomo a prestare maggiore attenzione al piacere sessuale della sua partner.
Questo complesso di trasformazioni sociali, hanno portato a far rientrare l’eiaculazione precoce all’interno della variegata area dei disturbi sessuali e la sua diagnosi ha tenuto conto, fino a pochi anni fa, solamente di aspetti quantitativi come:

  • la durata temporale del rapporto;
  • il numero di spinte coitali
  • il raggiungimento o meno dell’orgasmo da parte della donna

Oggi,  allo stato attuale delle conoscenze, si predilige definire questo sintomo, non soltanto attraverso il ricorso a criteri quantitativi, bensì in base alla presenza o assenza, nell’uomo, di controllo sulla eiaculazione. Se tale mancanza di controllo si presenta occasionalmente, il fenomeno rientra nell’ambito del fisiologico, ma se l’eiaculazione avviene sempre o quasi sempre prima che l’uomo o la sua partner la desiderino, si è con ogni probabilità dinanzi all’eiaculazione precoce. L’eiaculazione precoce può essere originata sia da cause biologiche, sia da cause psicologiche.
Tra le diverse anomalie biologiche in grado di provocare l’eiaculazione precoce ricordiamo:

  •  alterati livelli ormonali;
  •  livelli anomali di neurotrasmettitori;
  •  alterazione dei riflessi coinvolti nel meccanismo dell’eiaculazione;
  •  alcune disfunzioni della tiroide;
  •  infezione e infiammazione della prostata o dell’uretra

La ricerca in psicologia sull’eiaculazione precoce, ha evidenziato varie condizioni psichiche che possono facilitarne l’insorgenza; alcune sembrano avere carattere più transitorio come la paura di fallire, l’ansia da prestazione o episodi frequenti di disfunzione erettile; altre invece necessitano di un’elaborazione psichica più profonda come ad esempio la depressione o l’essere cresciuti in un ambiente che ha trasmesso un’educazione sessuale eccessivamente rigida e tendente a far vivere con disagio la sessualità.
In questo breve articolo, vorrei soffermarmi su coloro che tramite la precocità eiaculatoria esprimono un disagio nella relazione con la loro compagna.
In molti uomini che soffrono di eiaculazione precoce è stata riscontrata una correlazione tra incapacità di esprimere le emozioni negative riguardanti la coppia ed eiaculazione precoce.
Le coppie all’interno delle quali si manifesta l’eiaculazione precoce, generalmente, sono coppie che si portano dietro incomprensioni, precedenti e susseguenti la sintomatologia sessuale, astio reciproco, acredine ed un carico di sofferenza psicologica non elaborata verbalmente.

Nella storia di vita del paziente con eiaculazione precoce, è poi spesso presente un rapporto “faticoso” con la madre, che chiaramente influenza negativamente il modo di rapportarsi al femminile in generale.
Questa difficoltà con il femminile si manifesta soprattutto nell’incapacità di relazionarsi in maniera psicologicamente paritaria e senza timori con una donna.
E’ come se questi uomini inconsciamente  fuggissero dalla relazione, “utilizzando” il sintomo dell’eiaculazione precoce per ritrarsi sempre più dalla relazione stessa.
Conseguenza di relazioni così strutturate è spesso la separazione della coppia, poiché la donna si sente rifiutata e non più desiderabile e l’uomo si convince sempre più di non essere all’altezza di vivere una relazione.
Va da se che un intervento psicoterapeutico dovrebbe aiutare il paziente sia nel riflettere meglio sugli elementi inconsci che condizionano il rapporto con la propria compagna, sia nel cogliere più in generale il rapporto psichico che tende ad instaurare con il femminile.
In questi casi la terapia sistemico relazionale può essere un valido aiuto sia all’individuo che alla coppia, infatti la vicinanza “partecipata” della partner è spesso fondamentale e permette ad entrambi di “scaricare” le tensioni accumulate in un contesto terapeutico pronto ad accoglierli nella loro difficoltà e ad attivare in loro quelle risorse utili per riprendere un rapporto basato sulla serenità e la complicità.

Dott. Carlo Ricci

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