Quante volte vi siete sentiti dire questa frase o la avete pronunciata a un amico o un familiare? Queste parole solitamente generano  rabbia e la “risposta tipo” è : 

“Io non sto somatizzando un bel niente, il male ce l’ho davvero!”

E infatti è così, il disturbo c’è! Qui non si parla di “malati immaginari”,  ma di una sintomatologia reale.

“Ma cosa significa davvero “somatizzare?” ”

Se ci pensiamo tutti noi somatizziamo, cioè comunichiamo attraverso il corpo il nostro stato d’animo.

Addirittura nel nostro linguaggio comune per spiegare cosa avvertiamo, utilizziamo frasi che evidenziano  lo stretto legame fra mente e corpo:  “Mi sento soffocare dalla paura!”,  “Mi batte forte il cuore dall’emozione!” Oppure quando siamo arrabbiati digrigniamo i denti.

Le emozioni hanno sempre una componente somatica, non soltanto quelle negative!
Certi eventi, anche se obiettivamente non gravi, ma vissuti con intensa emotività (un gesto, una parola, una notizia…) possono provocare una reazione fisica, spesso transitoria.

Capita però che quando si somatizzano troppo a lungo emozioni e stress, il corpo si affatichi, correndo il rischio di ammalarsi. In queste circostanze, ciò che risulta più evidente sono i sintomi fisici (il corpo) e si perde la consapevolezza del fatto che la mente non è separata dal corpo, ma strettamente legata ad esso.

Il sintomo, da una parte consente alla persona di liberare le energie tensive immagazzinate, dall’altra è un importante segnale d’allarme.

Nel prossimo post vedremo insieme le “funzioni” del disturbo psicosomatico.

 

Un saluto.

Carlo Ricci

 

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